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Un formidabile incontro con un misterioso Chef stellato

Andai nel solito angolino dove mi appartavo per fumare una rara sigaretta e lo vidi lì, tutto solo, assorto in pensieri faticosi, si capiva al primo sguardo. Fino a 5 minuti prima lo avevo inquadrato con la mia telecamera negli studi dell’emittente pubblica situati nel cuore dell’evento socio-gastronomico più importante di questo scorcio di secolo: L’Expo di Milano, estate 2015, una kermesse da 150 ristoranti di ogni genere, tipo, prezzo e provenienza. Io il cameraman e lui il cuoco, o meglio lo Chef. Stellato, per di più. Tedesco, ma ormai italianizzato. Intuii il disagio e mi proposi a lui con una frase nella sua madre-lingua che è il titolo di un vecchio film. “Die Helden sind muede!” dissi, che tradotto significa “Gli eroi sono stanchi”. Risparmio i dettagli, ma fu colpito da quest’approccio inusuale e per 7-8 lunghissimi minuti diventammo più che fratelli. 44723_16340_chef-stellato2Mi parlò della fatica del suo mestiere, di come la fatale ruota che gira che ha portato in auge la cucina di altissima qualità e il mestiere di Chef, elevandolo dall’anonimato dell’esser semplici cuochi al rango di autentiche primedonne, garantendo compensi all’altezza del ruolo- chieda, anzi esiga – una sovraesposizione mediatica degna di una rock star; una attitudine a dissertare su tutto in maniera competente, ironica, originale; una spasmodica ricerca di continue novità da proporre e un’esigenza assoluta di prefigurare mode e tendenze per non farsi cogliere impreparati.

“Quando un cliente entra in sala – disse con tono quasi profetico – è austero, impacciato, freddo, prevenuto oppure eccessivamente gioviale, informale, disinvolto, ma già ad un terzo del pasto la trasformazione è avvenuta. Tutti si rilassano, si accalorano, gettano la maschera, esigono la presenza dello chef al tavolo – quasi fossi la sposa al banchetto nuziale- e ‘pretendono’ che questo li diletti con arguzie, allusioni filosofiche, doppi sensi di rara sagacia. Alcuni lo meritano, altri non distinguerebbero il vino dal costo proibitivo che hanno appena bevuto dal Tavernello, e il pollo dal tacchino. Ma se chiedono un selfie da ostentare sui social a mo’ di trofeo non puoi sottrarti. Poi c’è la TV, e ‘bisogna’ che uno Chef si comporti da vero sciagurato, se vuol esser preso sul serio e garantirsi un ritorno in termini di prenotazioni da “sold out” nei mesi seguenti all’apparizione. Insulti, modi da barbaro, una supponenza che non ha dell’umano. Ecco: tutto questo ogni tanto mi pesa. Oggi è uno di quei giorni”.

Questo mi disse. Pensai che era vero. Poche situazioni snidano l’essere umano dalle proprie maschere come la convivialità. Pensai anche che molti sono subissati dagli obblighi che derivano dal loro ruolo pubblico o dalla loro attività lavorativa, e se per la maggioranza questo vale un salario, è soltanto per pochi (e lui fra questi) che vale una chance di agiatezza e di narcisistica gratificazione individuale. Fu d’accordo. Mi invitò a cena nel suo ristorante. “Ti tratto bene” mi disse e io mi ripromisi di accettare, un giorno o l’altro. “Ogni tanto scrivo” gli dissi, mentre ci congedavano a pacche sulle spalle e mi chiedeva cosa ci facesse un umanista attaccato ad una telecamera. “Allora racconta di questo breve incontro. Breve ma raro” mi fece promettere. “Ma non dire chi sono. Cambia qualcosa. Sennò mi metti nei guai”. “Già ci sei!” conclusi ridendo forte. “Ma sei tu che hai il coltello dalla parte del manico, perché sei tu che decidi ciò che mi farai mangiare. E’ un privilegio raro”.

Così è se vi pare, come questo incontro estemporaneo e formidabile. Prosit!

[FOTO di Jesse Clockwork – Flickr]

Baccoinfesta

Baccoinfesta

Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto. L'unica forma d'arte che pratica in pubblico è costruire ghiribizzi astratti con le molliche del pane. Niente di più transitorio, insomma.

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Nikita Parker
Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...
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