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Sassicaia, nettare degli dei

Il Sassicaia, si sa…

Molti dicono che un brand è tale per ragioni di moda o per la forza del suo lancio e certamente spesso è così. Spesso, ma non sempre. La durata nel tempo è uno dei parametri che può far ritenere che la reale forza di quel brand sia la qualità.

Prima metà degli anni ’80 del secolo scorso. Suona il telefono (rigorosamente fisso: cellulari e Internet capillare erano ancora di là da venire). Era la Segretaria tuttofare della piccola TV locale della mia città natale. “C’è da andare a Bolgheri per quella trasmissione sui vini. Girate per fare 20 minuti di montato”.

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E fu così che il vostro attempato cronista allora 25enne si ritrovò, con due colleghi appena meno giovani di lui, alla Tenuta San Guido, dove viene prodotto un vino che allora, da trangugiatore acritico di qualsiasi bevanda riconducibile all’uva e alla magia dei fenoli delle sue bucce che trasformano gli zuccheri in alcool, era per me un oggetto sconosciuto.

Lì ci accolse un Signore dall’aspetto elegantissimo e dall’aria estremamente curata, che con modi squisiti ci agevolò durante lo svolgimento delle nostre operazioni professionali. Parlava con un leggero accento dell’entroterra toscano, che è diverso, che-che ne pensiate, da quello della west-coast tirrenica da cui provengo.

Da aristocratico quale indubbiamente era, ci guidò con pazienza verso i primi rudimenti dell’arte di apprezzare un vino di eccellenza.

Forse mi sbaglio, ma la sensazione che avevo era quella che si riferisse in particolare a me, di tre che eravamo, guardandomi con evidente simpatia. Fatto sta che, a tour e lavoro finito, si avvicinò ad una grossa botte e mise un calice sotto il suo rubinetto, lasciando che il liquido rubino lo riempisse copiosamente. Mi porse il calice e mi disse: “Questo è quello pronto per essere imbottigliato”. Io assaggiai senza troppe cerimonie, da debuttante allo sbaraglio, e ricordo per filo e per segno sensazioni e pensieri di quel momento, spartiacque della mia vita o quantomeno del mio gusto.

Sensazione 1): Acc…che sapore duro

Sensazione 2) Santo Cielo, che meraviglia!

Pensiero: “Non voglio bere nient’altro in vita mia”.

I costi e i limiti del mio budget poi mi indussero a ripiegare su soluzioni più praticabili, ma quanto ho appena scritto è vero al 100% e nulla tolsi e nulla aggiunsi alla purezza del ricordo.

Il Nobiluomo in questione era il Marchese Incisa della Rocchetta.

Il vino era ovviamente il Sassicaia.

I critici e gli esperti non sono unanimi nel giudicarlo: nessuno ne discute l’eccellenza, ma c’è sempre qualcuno, si sa, che deve dire per forza la sua “E’ sopravvalutato”, “Nel tal posto si fa di meglio a metà prezzo” e altre chiose simili, dettate da una grandissima conoscenza della materia o dall’umana tentazione farsi notare o di andare controcorrente, anche quando quella corrente proviene dal dio Bacco in persona.

Sassicaia

Comunque il brand “Sassicaia” resiste e si attesta in tutto il mondo che sa e può permettersi di ben bere. E questo dovrebbe essere un indice di qualità vera ed eccellenza ben al di là di mode e tendenze effimere.

Non ho più rivisto il creatore di quel gran vino.

Noi tre ragazzotti della troupe tornammo a casa ciascuno tenendo ben stretta in mano una bottiglia omaggio del prezioso nettare: noblesse oblige, si sa.

Quanto a me, per certi versi da quel giorno non fui più lo stesso.

Ci sono incontri che ti lasciano immutato anche se appagato. Ed altri incontri, quelli fatali, ti cambiano e generano l’immediato ritorno del desiderio.

Schiavo son dei vezzi tuoi, Madame Sassicaià!

[FOTO di Aris Gionis – Flickr]

Baccoinfesta

Baccoinfesta

Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto. L'unica forma d'arte che pratica in pubblico è costruire ghiribizzi astratti con le molliche del pane. Niente di più transitorio, insomma.

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Nikita Parker
Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...
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