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Cucina stellata: la sala del ristorante Marconi
La sala del ristorante Marconi.

Da ‘Marconi’, cucina stellata per una splendida sorpresa!

Che buon profumo di pane!
E’ quello del Mollica, zia, del laboratorio qui accanto, lo fanno loro, ricordi?
E come potrei non ricordare, mi hai raccontato tutta la storia di questo locale, per convincermi che valeva la pena allungare fin qua. E questo profumo meraviglioso mi dice che hai fatto proprio bene!

Da quando la riduzione della vista è incalzata rapidamente, a causa del glaucoma, Martina è diventata il mio angelo custode. Non vuole che la malattia mi impigrisca, che mi rassegni troppo presto a muovermi sui territori del quotidiano.

cucina stellataMi stana, e io la assecondo, è un grande pungolo e un grande dono per me. Dopo l’ultimo concerto all’Auditorium di Roma, questa volta ha deciso che dovevano essere le terme, Bagni di Porretta. Mi ha convinto subito, nemmeno a pensarci di resisterle “Ti prenoto anche fanghi e massaggi, uscirai rimessa a nuovo, insomma compi settanta anni, ci vuole!”. Ha avuto ragione, come al solito. Sono stati due giorni deliziosi e ora, prima di mettersi alla guida per ripercorrere la Statale 64 Porrettana in senso inverso, in direzione Pistoia, mi ha portato qui, al ristorante Marconi, di Aurora e Massimo Mazzucchelli: cucina stellata per finire in bellezza uno splendido compleanno, come dice lei.

Allora dimmi, Martina, cosa mangiamo oggi?” Non posso scegliere niente, nei giorni scorsi ha telefonato per prenotarmi la sorpresa.
Partiamo con Baccalà mantecato, sfoglia al mais e acqua di prezzemolo. A seguire un Gelato d’aringa con puntarelle, mandarino e gamberi rosa crudi e poi il Capo finisterre, con piovra, percebes, limoni di mare, semi di coriandolo, caponata, burro acido e alghe rosse. Con questo terminiamo le entrées. Vuoi che prosegua?
No, no, per adesso direi che basta così, sono curiosissima, se tanto mi dà tanto spero che mi basti l’appetito per assaggiare tutto!
Arriva il vino, un Graner Ribolla del 2008, bianco fermo, secco, un friulano dal profumo intenso, con un sentore di fieno aromatico.
Sbocconcello il pane fragrante mentre Martina mi descrive il locale: il mobile rettangolare nell’ingresso, con il vaso di fiori e i biglietti da visita in bella mostra, e poi la stanza a destra, dal grande tavolo di marmo serpentino e il salone dove siamo con le tende color corda, i tavoli tondi dalla parte della lunga vetrata che si affaccia sul giardino…
La interrompo “E Massimo com’è? – riferito al proprietario che ci ha accolte – E’ così carino nei modi

cucina stellata. “Allora: barba curatissima, bella montatura di occhiali, sui quaranta, quarantacinque. Secondo me l’impronta del locale ha molto di suo, minimal, raffinato, come la scelta di non apparecchiare con la classica tovaglia”.
Iniziano ad arrivare i piatti e Martina mi descrive con cura l’impiattamento, i colori, le forme, lasciandomi poi a gustare il primo capitolo del “racconto”della chef Aurora. Sapori inediti, accostamenti insoliti ma riesco a distinguere ancora gli ingredienti; immagino che ci sia dietro una bella ricerca, e capisco com’è che ai fratelli sia valso il riconoscimento Michelin fin dal 2008.
Col Capo finisterre arriva un bicchierino di gin Hendrick’s servito con molto ghiaccio e tre tipi diversi di pepe: riconosco con piacere il sentore di garofano di quello giamaicano e il sapore lievemente agrumato di quello di Sechuan. Resettiamo il palato e siamo pronte per il secondo capitolo, i primi: Maccheroni al torchio, anguilla affumicata, ostriche crude e spinaci e, a seguire Ravioli di ricotta, estratto di mandorla e ricci crudi. Mi innamoro dei ravioli, uno dei miei piatti preferiti, pensavo di averli mangiati in tutti i modi ma il sapore di questi mi ha letteralmente folgorato, una notevole sorpresa!

Dobbiamo mandare i complimenti alla chef, Martina, chiama un attimo il fratello“, se li merita la ragazza, eccome!
E glieli facciamo, quando arriva il terzo capitolo, che scopro per fortuna essere composto da un solo secondo piatto: Rombo, trasparenza di zafferano e maionese di soia al curry. Si scioglie in bocca, da tanto che è tenero. Approfitto della pausa per chiederle del nuovo lavoro ma evidentemente adesso non ne vuole parlare e svia il discorso con un “Allora zia, hai ancora un po’ di spazio per i dolci?” “Dolci al plurale, uno non basta? Sono arrivata…” ma poi ci servono la mousse al cioccolato fondente e frutto della passione, un piccolo tripudio di profumo e sapori, e la mia gola ha la meglio. A questo punto assaggio anche il raviolo di ananas ripieno di ricotta e il caviale di caffè Sidamo. Sono davvero a posto così, non mi lascio convincere a cedere sulla piccola pasticceria, lì Martina non ce la fa.
“Facciamo due passi prima di tornare, vero?” l’idea di mettermi in macchina adesso non mi attira proprio “Sì, ci pensavo anche io, ti porto al Santuario della Madonna del Sasso, va bene?”. Cerca di pagare senza farsene accorgere ma, seppur nel mio mondo di luci ed ombre, non mi sfugge la manovra. Provo a farle cambiare idea ma non c’è verso, è il mio regalo dice. E che regalo! E’ cresciuta Martina ormai, si è fatta una bella donna di trent’anni, indipendente, con i piedi ben piantati per terra, coraggiosa e affettuosa. L’ho già detto vero quanto tengo a  Mi vida?

Nikita Parker

Nikita Parker

Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...

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Baccoinfesta
Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto.
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