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ristorante all'estero di cucina italiana

La cucina italiana, come la nostra nessuna mai

L’italiano medio custodisce da sempre tenacemente dentro di sé alcune monolitiche convinzioni. Atteniamoci a quelle culinarie, glissando su quelle legate alla moda, all’ars amatoria, alla creatività:

  • Si mangia bene solo in Italia.
  • Un ristorante, più è caro e più ti alzi da tavola con la fame.
  • La cucina francese è solo Nouvelle Cousine: piatti ricercati e inutilmente contorti, affogati in salse superflue e ipocalorici, nel senso appunto che subito dopo la consumazione il bravo italiano avvertirebbe una prorompente esigenza di pizza o spaghetti per tacitare i morsi di un appetito persistente.
  • La cucina tedesca è solo wurstel e crauti, con pinte di birra come non ci fosse un domani.
  • Il vino ormai si trova dappertutto, ma come quello italiano non ce n’è.
  • All’estero, niente di meglio di un buon ristorante italiano.
  • Il pesce si mangia bene solo al mare o a Milano.

Il Vostro Baccoinfesta ha mangiato in mezzo mondo, soprattutto per motivi di lavoro. La fame, si sa, non varia al variare della latitudine e l’uomo ha da nutrirsi. Bene! Anche senza tirarmela daInsegna: cucina italiana esperto, mi sento di offrirvi alcuni modesti spunti operativi.

Non escludo che ci siano ottimi ristoranti italiani all’estero, anzi sono certo del contrario, ma di norma quelli di successo (meritato) SONO ristoranti italiani, e non l’adattamento di una cucina italiana basic ai gusti del paese ospitante. Del resto è vero pure il corrispettivo: a Milano, a parer mio, il miglior “cinese” è quello all’inizio di Via Padova, sulla sinistra venendo da Piazzale Loreto, frequentato per nove decimi da clientela cinese; spartano oltre ogni immaginazione, è capace di proporre un menù che ha forse il 5% delle pietanze in comune con la ristorazione cinese standard, quella che, per l’appunto, vive di cliché e di ammiccamento ai gusti locali. Provare per credere, prima che il passaparola lo esponga al rischio della “corruzione”. Ce ne sono altri, ad esempio sulle vie laterali in zona Paolo Sarpi, ma ricordo quello in particolare.

In Europa cercate la cucina locale (dove c’è). Nel sud della Germania, sia in Baviera che nel Baden-Wuttemberg (Monaco e Stoccarda, per intenderci, e relative regioni), provate i Kaese-Spaetzle e i Maultaschen. I primi sono una sorta di pasta fatta a mano con tanto di apposito strumento meccanico domestico; non diversissimi dai Pici senesi, vengono però aromatizzati con noce moscata e messi a strati in forno. Fra ciascuno strato vengono messi formaggio e cipolle, alternati o mescolati. Il risultato è notevole. I Maultaschen (musi d’asino) sono ravioloni mono-porzione (uno, massimo due a piatto), debitamente farciti di ogni bendiddio. Il burro la fa da padrone, anche se ormai l’olio d’oliva è dappertutto. La carne, per chi la ama, è eccellente, sia alla brace che nel tipico intingolo di burro, senape e pepe verde in grani. Anche il pesce di fiume e di lago regalano soddisfazioni.

Lo so che l’Italia è un punto di riferimento assoluto per la cucina mondiale. Negarlo sarebbe una forma di demenziale snobismo, la sola invenzione del risotto le garantisce un posto sempiterno nell’Olimpo dei buongustai. Ma credetemi: anche senza tirare in ballo gli amici-rivali francesi (il discorso sarebbe lungo), in Spagna, Austria, Grecia, Spagna e Portogallo, a tavola non si piange affatto. Torte e pane sono impressionanti nel centro Europa. E che dire dell’Europa del Sud? A Porto, città peraltro bellissima, scovai per puro caso una trattoria semplice con servizio in un piccolo giardino interno, brace a vista e bottiglia di vino liquoroso locale, artigianale e di qualità sopraffina, indimenticabile!cucina italiana

Perché dunque auto-infliggersi il triste ristorante dall’apparenza italica, per poi ritrovarsi personale del posto, spaghetti stracotti e vino da supermercato, il tutto a prezzi da posto esotico? Non è meglio farsi guidare da un conoscente del luogo, o da una buona guida, nei “loro” posti e rischiarsela così?

D’accordo: Chianti e Barolo li trovi ormai ovunque, ma sorseggiarli nel luogo di produzione conferisce loro un plusvalore speciale e li preserva dai rischi del trasporto, dello stoccaggio, del continuo scuotimento e degli sbalzi di temperatura, tutti fattori che, nella migliore delle ipotesi, non li rovinano del tutto.

Questo è vero per tutto ciò che di buono esista sul pianeta terra, sia esso cibo che bevanda. Se siete all’estero, non siate così conformisti da cercare la cucina di casa vostra o la rassicurante ‘sciapitezza’ della cucina internazionale. Cercate il “local”, in epoca di fuorviante mistica del “global”. Perché in fondo, come recitava la scritta sulla T-Shirt di un noto ristoratore della New York degli anni ’90, “If you want home-cooking, stay home!” (Se cerchi la cucina casalinga, stai a casa). Cercate piuttosto di scoprire cosa mangia un bavarese quando va al ristorante. Se non altro vi farete un’idea personale.

Che poi la paella valenciana che preparava mia suocera fosse di gran lunga più gustosa di quella che assaggiai nel miglior ristorante specializzato di Valencia, questo è un altro paio di maniche…..

Perché qui spaccio dubbi metodologici, non certezze! Prosit.

[FOTO di Thomas Hawk – Flickr]

Baccoinfesta

Baccoinfesta

Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto. L'unica forma d'arte che pratica in pubblico è costruire ghiribizzi astratti con le molliche del pane. Niente di più transitorio, insomma.

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Nikita Parker
Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...
Baccoinfesta
Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto.
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