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Insalata di mare alla Baracchina situata su una spiaggia bellissima, in questa foto al tramponto

La Baracchina, e un’insalata di mare del tempo che fu

La baracchina sulla spiaggia incontaminata: quasi un archetipo, un luogo fiabesco.

Arrivavo la notte, parcheggiavo, percorrevo 2-300 metri sulla battigia, srotolavo il sacco a pelo a mummia, mi addormentavo sotto più stelle di quante non ce ne siano, mi svegliavo al mattino, mi tuffavo nell’acqua tiepida e trasparente e sapevo che lei era là.

insalata di mare

Non la ragazza dei miei sogni, che non è argomento di questo blog, ma la Baracchina di legno all’estremità del piccolo golfo chiuso da due diversi insediamenti storici e da un porticciolo per pochi natanti, sull’Alto Mar Tirreno.

La Baracchina era una colazione calda e, soprattutto, pranzo o cena a base di pesce su standard da restare senza fiato. E a prezzi accessibilissimi, quasi popolari.

Non poteva che essere così, del resto: olio EVO autoprodotto sulle colline affacciate sul mare, cozze, vongole, arselle, gamberetti, polpi e qualche seppia o calamaro appena pescato, aglio e prezzemolo dell’orto.

Come volete che venisse l’insalata di mare? Ve lo dico io: imbattibile.

Poteva capitare di sentirsi dire dalla giovane coppia di gestori: “Morino (mi chiamavano così), se ci vuoi i gamberetti bisogna che tu aspetti che Ottorino (il nipote diciottenne che portava questo nome così inconsueto) esca dall’acqua, che li è andati a cercare poco fa”.

Era la fine degli anni ’70 e ancora qualche raro contadino portava la mucca a darsi una rinfrescata in mare, al centro del golfetto a forma semicircolare, un chilometro da un estremo all’altro, non di più.

Come spesso accade, mi capitò di tornare là dopo tanto, tantissimo tempo. Chiaro che tutto fosse cambiato. Lo sapevo, lo immaginavo, lo avevo visto in pectore. Nessuna struggimento esagerato, se non per la libertà assoluta di cui godevo in precedenti fasi della mia vita.

Un camping rumoroso si era preso la parte centrale della spiaggia, il porticciolo era più trafficato, un parcheggio a pagamento si era insinuato nella pinetina, ma la baracchina era ancora là. Invecchiati i titolari, come me del resto, qualche extention in muratura, ma tutto il resto lì.

Chiesi l’insalata di mare, ma non c’era paragone. Una normalissima insalata di mare. Anche cara, se penso a prezzo e qualità precedenti.

insalata di mare

Chiesi spiegazioni e le ottenni: “Quel che si poteva fare prima, oggi non si può fare più. Se peschi qui e metti in padella, l’Ufficio d’Igiene ti multa e ti fa chiudere. Olio e vino fatti in casa non val la pena di portarli, perché le certificazioni necessarie allo spaccio li renderebbero irragionevolmente carissimi. Quindi compri i “bussoli” da 5 Kg all’ingrosso con i “frutti di mare” e l’insalata è uguale a quella del supermercato o di quasi tutti gli altri ristoranti. Noi prendiamo la meno peggio, perché anche la grande distribuzione ha i suoi livelli, ma questo è: uguale per tutti, ma dentro le regole. Se vuoi l’eccellenza, puoi trovare tutto, ma devi andartela a cercare, prenotare, selezionare, portar qui e cucinare. Quanto dovrei farla pagare a chi si ferma qui la sera per un cacciucco in spiaggia al tramonto in una baracchina che se cambia il regolamento comunale, niente niente diventa pure abusiva? Già per la cucina e i bagni a norma abbiamo speso un capitale. E il parente che ti dà una mano ai tavoli lo devi mettere in regola con i contributi e tutto”.

Così è se ci pare. L’era dell’abbuffata romantica grazie all’incontro fortuito e irripetibile con qualche artigianale pioniere della ristorazione di qualità a prezzi da trattoria casalinga è finita per sempre. La qualità può raggiungere standard altissimi, e SEMPRE s’ha da accompagnare al rispetto di leggi e procedure che alla fine tutelano soprattutto il consumatore, se ben pensate. Ma non può certo essere low-cost. Poi qualcuno ci lucra oltre il lecito, ma in ogni caso l’insalata di mare con prodotti ittici appena prelevati da un mare cristallino, condita con olio ExtraVergine. spremuto a freddo al frantoio locale e aglio e prezzemolo e basilico e peperoncini appena colti dall’orto, bene: tutto questo o non c’è più, o se c’è costa quel che ha da costare, non di rado un boato. Prendiamola meglio che si può…

[FOTO di Angelo Antonelli – Flickr]

Baccoinfesta

Baccoinfesta

Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto. L'unica forma d'arte che pratica in pubblico è costruire ghiribizzi astratti con le molliche del pane. Niente di più transitorio, insomma.

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Nikita Parker
Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...
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