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Una cena a La Clessidra

Lo sapevo che non sarei dovuta venire, lo sapevo che era una trappola, che se fossi venuta a questa cena avrebbero colto l’occasione per mettermi accanto a questo tizio. Sono settimane che preparano l’agguato e ci sono cascata in pieno. Doveva pur invitarlo, è un caro amico di suo marito e ha pensato bene di mettermelo accanto. Mettiamolo vicino a Sabrina, come no? Bene, eccomi qui, un freddo sabato sera di dicembre, al ristorante La Clessidra di Pisa, vestita di tutto punto per festeggiare i cinquant’anni della mia amica, discreta serpe.

Dovevo stare a casa, ordinare a un take-away e mangiare guardando una commedia sentimentale su Sky, ecco cosa dovevo fare, invece di stare qui a rispondere controvoglia alle domande insulse di questa specie di gentiluomo di campagna con indosso pantaloni di velluto e un golf sformato. Marrone poi. Siamo tutte in ghingheri e questo si presenta vestito da scuderia. A questo punto dovrebbe dare un senso al suo improbabile outfit parlandomi dei suoi cavalli, illustrarmi in dettaglio la tenuta di famiglia, una cosa così che darebbe una giustificazione al suo trasando. Invece serafico mi chiede se mi è piaciuto lo sformatino di patate con fonduta. Si mi è piaciuto, Giuseppe, lo chef, cucina davvero bene e il Chianti classico Fontodi suggerito da Daniele non trovi che sia un abbinamento perfetto? Ah, sei astemio? Ah, solo acqua frizzante per te? Dicevo, vengo spesso in questo locale, è una garanzia. E’ anche sulla guida Michelin 2017, lo sapevi? Ecco, ora sta a lui, potrebbe dirmi qualcosa che faccia decollare la conversazione.

Nisba, non c’è speranza. Prosegue sulla scia. No, non ho ordinato il primo. No, passo direttamente al secondo, poi tanto ci sarà il dolce. Sorride, tanto, troppo. Non parla con nessun altro, ho vinto tutta la sua attenzione. Evidentemente per lui ce la intendiamo a meraviglia. Pausa, sono arrivati i suoi ravioli all’anatra in salsa all’arancio, ne approfitto per guardarmi intorno. Mi scambio un’occhiata disperata con un’amica troppo lontana per fare due chiacchiere, inarca le sopracciglia, ridacchia e mi lascia al mio destino. Di quello alla mia destra vedo praticamente solo le spalle, sta parlando fitto fitto con un suo collega da quando siamo seduti, bevono e ridono di gusto. Il mio cavaliere ha divorato i ravioli, forse li ha bevuti, e ora intende parlare del locale. Sì, prima qui c’era un altro ristorante, Il Cagliostro, dal 2010 hanno aperto loro, che erano in Via Santa Cecilia. Si guarda attorno, vede i quadri, tanti quadri, belli i quadri. Belli, sì. No, non conosco chi li ha dipinti. Sì, trovo anche io che si intonino molto con l’ambiente. E’ spazioso sì, accogliente.

Guida Michelin 2017Mi verso altro vino, ringraziando in cuor mio la scelta del sommelier. Vorrei fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Per quanto mi interessa la serata potrei anche alzarmi e chiedere se hanno bisogno di aiuto in cucina. Mi faccio prestare un grembiule per proteggere il tubino nero e risciacquo anche i piatti volendo. Ma sono molto organizzati, non danno l’aria di aver bisogno di aiuto, loro.

Mi salva l’arrivo della bistecca di Black Angus, accompagnata dalle patate croccanti. Sì, mi piace la carne, non ne mangio molta ma quando è così buona è un piacere. Sì è carne argentina, di ottima qualità. Ah, non l’avevi mai mangiata? Sì, sì la cucinano anche in altri ristoranti. No, è vero, non è frequente ma qui mi è ricapitato di trovarla. Bravo, ora concentrati sulla carne, mangia e perlamordiddio taci. Ci manca che commenti anche le patate e abbiamo fatto bingo. Lo fa, commenta pure le patate. E’ coraggioso. Sono indecisa se strozzarlo o fargli ingoiare quel tovagliolo che ha ridotto in uno stato pietoso. E’ così entusiasta di tutto che mi fa venire il dubbio che sia la prima volta che è invitato ad un ristorante in vita sua. Mi rendo conto che ormai lo guardo sbigottita. Abbasso la testa frugando nella borsetta. Richiama la mia attenzione. Dove eravamo rimasti? Alle patate, già. Le ho finite tutte, sì erano buonissime. No, non conosco la ricetta, prova a chiedergliela, magari te la dicono.

Gli altri hanno finito, tra poco arriverà il dolce. Approfitto che si è alzato quello alla mia destra per cercare la via di fuga al bagno. Oltre la porta, nell’anticamera, c’è un divanetto. Mi siedo. Quiete. Due minuti di silenzio senza quell’impiastro che mi ronza nell’orecchio con i suoi commenti inconcludenti. Ce la posso fare. Torta, saluti e domani la mia amica mi sente. Ritorno al tavolo ondeggiando sui tacchi, il rosso bevuto ha fatto il suo effetto, e sono bendisposta a non rovinarmi del tutto la serata.

Ma riparte di slancio, ora gli interessa sapere come sono i bagni. Sì, ci ho messo un pochino perché c’era coda. Sì, sono puliti. E’ un bel locale, davvero. Silenzio. Avrà esaurito gli spunti?A questo punto aspetto trepida i suoi commenti arguti sulla torta o sul cinquantesimo. Valuto la remota possibilità di sbaragliare le carte e chiedergli di lui, cosa fa nella vita, se ha davvero i cavalli e la tenuta, come mi ero immaginata. Ma se l’è giocata male e mi ha tediato a morte, quindi non se lo merita. Desisto.

E poi, quando tutto sembra perduto ecco che finalmente il tizio alla mia destra si volta e Ciao, hai detto Bruno? Io sono Sabrina. Sì, sono amica di Sandra. Dici che ci conosciamo? All’università sì, seguivo anche io Filosofia del Linguaggio con Gargani, ora ricordo! Bella serata, mangiato bene, tutto buono, te? Non ho capito, scusa, dove andate dopo? Se hai un posto in macchina sì vengo volentieri. No, non è mio marito, è un amico del marito di Sandra, l’ho conosciuto stasera. Simpatico? Non saprei, fino ad ora mi sono annoiata un po’…

[FOTO di Angelo Amboldi – Flickr]

Nikita Parker

Nikita Parker

Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...

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Baccoinfesta
Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto.
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