Home » Varie » Una cena di lavoro all’Osteria dei Cavalieri

Una cena di lavoro all’Osteria dei Cavalieri

Quando la serata prende certe pieghe neppure un ristorante stellato, con un buona offerta gastronomica, un’atmosfera accogliente e una egregia cantina, può aiutare più di tanto a svoltare la cena. Tocca fare buon viso a cattivo gioco e arrivare al caffè, per metterci un punto.

Questo penso mentre mi appresto a terminare il mio dolce, un superbo flan di cioccolato fondente, l’ultimo piatto di questa interminabile serata. Il ristorante non ha tradito, l’Osteria dei Cavalieri a Pisa è un porto sicuro, da questo punto di vista. Mi è capitato più volte di portarci amici in visita alla città e mi ha sempre fatto fare figura. Il locale è caratteristico, caldo, il personale in sala gentile, la cucina tipica della tradizione toscana è una garanzia e poi è a due passi da Piazza dei Cavalieri, in pieno centro storico, una location strategica insomma. E quando mi sono trovata a dover prenotare un tavolo per stasera, volentieri la scelta è caduta su questo storico locale, sapendo che almeno avrei mangiato di gusto. O così speravo, allettata dal buon ricordo che mi aveva lasciato l’ultima volta. Ma non avevo fatto i conti con la compagnia di stasera…

cena di lavoro

Giorgio mi ha contattata grazie al passaparola di un amico medico, a cui avevo scritto un breve intervento per un congresso lo scorso anno. Mi ha telefonato proponendomi un incontro, per spiegarmi di cosa aveva bisogno. Che poi, dico io, chiedere la mail e cercare un contatto iniziale meno diretto gli pareva brutto? Percepivo già al telefono un fastidioso tono sufficiente, una vena leggermente spocchiosa e avrei voluto da subito declinare ma, come si suol dire, il lavoro è lavoro e oltretutto è capitato in un buon momento, così ho finito per acconsentire. Ha detto che era molto occupato e mi ha proposto una cena di lavoro. Ci siamo accordati sulla data e stasera eccoci qua.

Quando l’ho visto, due ore fa,  ho pensato che è esattamente come me l’ero immaginato al telefono. Uomo sulla sessantina di altezza media, corporatura decisamente robusta infilata in un classico loden verde, belle scarpe, capello brizzolato sotto al cappello, una sciarpa rossa che è tutto un programma. Ci eravamo dati appuntamento nella piazzetta davanti alla chiesa di San Frediano, nei pressi del locale. Sono arrivata che era al telefono, fumava un toscano d’ordinanza e parlava a voce ‘altina’ con qualcuno che lo stava urtando, non poco. Una donna, a quanto pare. Quando mi ha vista, ha concluso velocemente la conversazione e ha teso la mano, con una stretta energica.

Nel locale è entrato prima lui, galanteria? Volevo dargli fiducia. Ci hanno dato un tavolo d’angolo, nella seconda saletta. Bene illuminato, per fortuna. E dico per fortuna perché ho percepito distintamente il suo sguardo che valutava le mie forme, mentre porgevo il cappotto alla ragazza. Non che abbia potuto immaginare chissà cosa dall’abitino blu che indosso. Per reazione mi sono irrigidita. Lui invece deve aver gradito lo spettacolo perché non ha dato segno di accorgersi del disappunto, anzi è sembrato sorridere soddisfatto.  Ci siamo seduti, ci hanno portato i menù e ha iniziato subito l’interrogatorio: da quanto scrivo, che collaborazioni ho e via discorrendo, il tutto passando a darmi del tu, di sua insindacabile iniziativa. Mentre stavo accennando una risposta sono venuti a prendere le ordinazioni, poi è stato il momento di scegliere il vino e subito dopo ha squillato di nuovo il suo telefono. Silenziarlo? Scusarsi e uscire un attimo? Non se ne parla nel mondo di questo signore, quindi mi sono sorbita il secondo round della discussione con l’ex moglie, “la sanguisuga” come l’ha chiamata dopo, con affetto si intende. Quando ha chiuso la chiamata era decisamente di malumore: pare che la signora batta cassa con insistenza, in nome e per conto dei figli. Va da sé che non ero minimamente interessata all’argomento ma ne ho approfittato per sviare il discorso da me e farmi raccontare di cosa si occupa.

cena di lavoro

Figlio unico, ha ereditato anni fa una grande azienda agricola che, con il suo fiuto per gli affari e buone conoscenze, ha fatto crescere e prosperare. Ha diversificato gli investimenti e adesso possiede anche un bel patrimonio immobiliare. Ai figli non fa mancare nulla. E conosce Edoardo, il mio amico, perché soffre di ipertensione ed è lui che lo segue, privatamente, come ci tiene a specificare. Dopo aver snocciolato i suoi credits pare soddisfatto e arriva al punto: vuole che scriva la sua storia, anzi per essere precisi la sua autobiografia, un lavoro da ghostwriter. “Io ti racconto tutto e te scrivi, lo metti in bella, sei bravina, così dicono…E ce n’ho di espisodi da raccontare, vedrai, hai davanti a te un grande…” E intanto ha arrotolato l’ultima forchettata di pappardelle al sugo di lepre infilandosele in bocca in un modo che mi ha tolto il poco appetito che mi restava. Sono contenta di non aver ordinato il secondo, mi si è chiuso lo stomaco, non l’avrei mangiato. Il resto della cena è passato con lui che ha dato aria al suo ego tronfio, e io che ho cercato di darmi un contegno e non lasciar trasparire il fastidio crescente. E non è stata un’impresa facile visto in che modo ha letteralmente divorato la sua tagliata di manzo con fagioli e pioppini e dato fondo alla bottiglia di Veneroso della Tenuta di Ghizzano.

Questo cuore caldo di cioccolato fondente che sta sciogliendosi sul mio palato lo considero il premio per chiudere dignitosamente questa serata, avendo resistito alla voglia incipiente di mandarlo a quel paese. Ora è andato in bagno, e spero che vengano a sparecchiare subito, togliendomi la visione del suo tovagliolo intriso di sugo, il bel calice del vino con le impronte di unto e il piatto lustrato da più passate di pane nell’intingolo. Tra me e me scommetto che pagherà in contanti, estraendo una banconota da un fascio tenuto insieme da un fermasoldi, infilato nella tasca dei pantaloni, come vederlo. Ritorna al tavolo che è paonazzo, ha mangiato e bevuto troppo, ammette a malincuore. “Sei una bella donna, fossi meno stanco ti direi di finire la serata in albergo” azzarda.  Sono furibonda e sibilo “E’ una fortuna invece che tu sia stanco, così posso risparmiarmi di declinare l’invito” – “Ma che hai capito – prova a recuperare – io intendevo per finire la chiacchierata, per parlarti del lavoro, del libro…”. “Io credo invece che ci siamo già capiti benissimo. Qui c’è la mia mail – gli dico porgendogli il biglietto da visita – quando vuoi puoi iniziare a inviarmi gli appunti delle memorie, così li leggo e ti mando un preventivo ”. ”Va bene, ho capito che aria tira. Grazie della serata. Se hai fretta ora puoi anche andare, io resto per l’amaro, o rimani a farmi compagnia?”

Non credo che ci sia bisogno di specificare che l’accordo non è andato in porto e che il lavoro promesso è stato inghiottito nel nulla. In compenso, la settimana seguente, sono tornata a pranzo all’Osteria dei Cavalieri con il mio amico Edoardo che, mortificato dal racconto della serata, ha voluto scusarsi per aver fatto il mio nome con un soggetto del genere. E questa volta tornarci è stato un vero piacere!

Nikita Parker

Nikita Parker

Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...

Commenta

Clicca qui per inserire un commento

Autori del blog

Nikita Parker
Giornalista e storyteller. Al ristorante guardati intorno, la mora in little black dress e taccuino intenta a mangiare pesce o a sorseggiare bollicine potrei essere io...
Baccoinfesta
Nasce divoratore della qualsiasi e passa l'intera vita ad affinare il gusto.
banner michelin days
banner morsi di futuro

Post più letti

banner the tasty ways

Facebook

Twitter

#Sushi mania: 4 regole d’oro per gustarlo al meglio e mangiarlo in sicurezza https://t.co/y89LS9GzJe https://t.co/V4HJGoqyCm

#Sushi mania: 4 regole d’oro per gustarlo al meglio e mangiarlo in sicurezza https://t.co/LNS7GqqMPV https://t.co/mRxfOAdPku

Estate 2017: viaggio tra le #eccellenzegastronomichecalabresi https://t.co/CPYv3KtDEW https://t.co/IQ5rJfsMRx

Mangiar bene in sud Sardegna: 7 indirizzi da non perdere tra #Chia, Pula e #Cagliari https://t.co/CgQoblRZdr https://t.co/yAggQ49kLq

10 #ristoranti top in #CostaSmeralda da provare almeno una volta https://t.co/6amxeCe4tJ https://t.co/pXYVbgBi9z